Ho sostenuto un colloquio presso l’azienda S.T.B. ValiTech per la posizione descritta nell’annuncio “Stage figure tecniche”. L’intero processo è durato oltre due ore e mezza, condotto in modo disorganizzato.
Il colloquio è iniziato con una mezz’ora trascorsa da sola a rispondere su carta ad una serie di domande scritte. Al suo ritorno, la recruiter ha letto le mie risposte e ha riproposto oralmente le stesse domande.
Dopo una breve presentazione, in modo del tutto inaspettato, la selezione si è trasformata in una prova tecnica non menzionata durante il precedente colloquio telefonico. Mi è stato consegnato un protocollo da leggere autonomamente in 40 minuti. Terminata la lettura, mi è stato richiesto di riorganizzare dati in un foglio Excel sulla base delle informazioni raccolte. L’attività si è svolta con modalità che ricordavano una verifica scolastica.
A seguire, ho compilato un ulteriore modulo, sempre in autonomia per circa mezz’ora. Al suo ritorno, la recruiter ha esaminato e corretto il modulo, sempre con un approccio piuttosto scolastico.
La fase finale è stata particolarmente discutibile per via di domande personali non pertinenti come: “Che lavori fai in casa?” o “Sai mettere le mani alla tua auto?”. A queste si è aggiunto un commento del tipo: “essendo giovane, dovresti essere più propensa a viaggiare". Quando ho chiesto se stesse alludendo all’assenza di marito o figli che mi “trattengano” a casa, la risposta è stata un esplicito “Esattamente”. Una risposta che, per me, ha confermato un approccio inappropriato verso le candidate.
Era stato concordato un giorno preciso per il riscontro sull’esito del colloquio, ma la comunicazione è avvenuta solo il giorno successivo, senza spiegazioni né scuse per il ritardo. Questo ha confermato l’impressione generale di scarsa attenzione e pianificazione.
Aggiungo anche un episodio che, nella tragicità del colloquio, fa quasi sorridere: mentre il mio colloquio era ancora in fase di valutazione, la recruiter mi ha inviato un messaggio su LinkedIn per propormi un colloquio per la stessa posizione. Un gesto che parla da sé.
In sintesi, un’esperienza lunga e inadeguata, condotta con modalità e toni non professionali. Ho deciso di rifiutare l’offerta di stage, pur avendo ricevuto una valutazione positiva e l'invito a sostenere la seconda parte del colloquio.
Insospettita, ho raccolto diversi riscontri, ed è emerso che i colloqui rivolti ai candidati uomini sono stati generalmente più brevi, senza prove pratiche e condotti con toni diversi rispetto al mio.
Scrivo questa recensione a distanza di alcuni mesi, con maggiore lucidità. Ritengo importante condividerla con chi potrebbe affrontare lo stesso percorso, in particolare con le giovani professioniste che si aspettano trasparenza, rispetto e parità nei processi di selezione.